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Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona nasce nel 1960 a Villa Fiorito, vicino Buenos Aires in Argentina. Soprannominato “El Pibe de Oro” durante la sua carriera calcistica, nel 2000 viene eletto dalla FIFA “MIGLIOR CALCIATORE DEL SECOLO”.

1969 – 1981 Argentinos Jrs

I primi passi nel mondo del pallone li compie nella squadra del padre, l’Estrella Roja di cui diventa ben presto il miglior giocatore. Ma il salto di qualità lo fa sotto la spinta del suo miglior amico, Goyo Carrizo, che lo fa partecipare ad una selezione delle giovanili dell’Argentinos Jrs di Buenos Aires, squadra della quale entra a far parte nel settore giovanile nel 1969. Dal 1976 entra in prima squadra a soli 16 anni, a dimostrazione delle sue enormi capacità con il pallone e del suo magico piede sinistro che gli apriranno le porte del successo nella carriera calcistica. La partita di debutto con la maglia dell’Argentinos avviene contro il Tellers il 20 ottobre 1976 prima ancora di compiere i 16 anni. Il 14 novembre sempre del 1976 segna i suoi primi goal nel calcio professionistico, mettendo a segno una doppietta contro il San Lorenzo. Maradona gioca alcune partite subentrando da riserva, per poi appropiarsi del posto da titolare in prima squadra per ben cinque anni.

Ecco una raccolta di goal e giocate del giovane Maradona con l’Argentinos Jrs

Proprio il suo estro e la sue magie in campo, attirano l’attenzione dell’allora tecnico della Seleccion (Nazionale Argentina) Cesar Luis Menotti che lo convoca per giocare il 27 febbraio 1977 in amichevole contro l’Ungheria nel mitico stadio “Bomboniera” di Buenos Aires. Nel 1978 diviene capocannoniere del campionato argentino, ma questo non bastò per la convocazione al Mondiale di calcio 1978, svoltosi nella stessa Argentina, poiché il tecnico Menotti lo ritiene troppo giovane e inesperto per una competizione del genere. Questa decisione genera un profondo malcontento nell’opinione pubblica argentina che già impazzisce per le giocate di questo ragazzino. In ogni caso anche senza “El Pibe de oro”, la nazionale argentina si aggiudica la Coppa del Mondo battendo in finale 3 – 1 l’Olanda. Durante gli anni di permanenza nell’Argentinos, Maradona fece parte sia della nazionale maggiore, sia di quella under 20 con la quale vinse nel 1979 il titolo iridato ai Mondiali di calcio giovanili battendo con l’Argentina in finale l’URSS 3 – 1 in cui segnò la terza rete per gli argentini.

Gli ultimi anni trascorsi all’Argentinos consacrano “El Pibe de Oro” come il miglior giocatore sudamericano nel 1979 e nel 1980 aggiundicandosi il Pallone d’Oro sudamericano nelle due edizioni.


1981 – 1982 Boca Juniors

Nella stagione 1981 – 1982 Maradona viene acquistato dal Boca Juniors, squadra del cuore del padre, dopo aver rifiutato un’importante offerta del River Plate. Diviene subito l’idolo dei nuovi tifosi mettendo a segno nella partita di debutto contro il Tellers una doppietta, la partita finì 4 – 1 per il Boca. Grazie alle sue enormi qualità, il Boca si aggiudica il torneo di Apertura 1981, mettendo a segno nei due tornei (Apertura e Clausura) 28 reti in 40 partite. Per via di problemi economici del Boca Juniors non potè avvenire il passaggio definitivo dall’Argentinos (poiché era in prestito), ma si fece avanti una squadra europea per il suo acquisto, il Barcellona che lo strappò via dal campionato argentino per la cifra record a quel tempo di 12 miliardi di lire. Nella breve permanenza al Boca Juniors, Maradona disputò 8 amichevoli in giro per il mondo ed ebbe un infortunio che lo costrinse a saltare 4 partite.


1982 – 1984 Barcellona

L’ufficializzazione del passaggio al Barcellona avvenne dopo il Campionato del Mondo 1982 svolto in Spagna. Qui Maradona non riesce nell’impresa di bissare il successo mondiale dell’Argentina campione uscente, riuscendo a segnare solo 2 goal nella partita contro l’Ungheria nel girone di qualificazione e perdendo sia contro il Brasile sia contro l’Italia, di cui soffre molto la stretta marcatura di Claudio Gentile. Ad un poco entusiasmante Mondiale, si affianca anche una brutta annata al Barcellona, a causa di vari infortuni ed un’epatite che allontana “El Pibe” dai campi di gioco per tre mesi. Riesce però a trascinare alla vittoria i Blaugrana nella finale di Coppa del Re contro il Real Madrid, allenato da Alfedo di Stefano, altra leggenda del calcio argentino, effettuando il primo assist e segnando il goal della vittoria.

Nella successiva stagione Maradona chiede ed ottiene che venga ingaggiato come allenatore Cesar Luis Menotti. Le cose sembrano andare subito per il meglio per il giocatore che nella prima partita di Coppa delle Coppe segna una tripletta contro l’FC Magdeburgo (partita finita 5-1 per il Barça). Purtroppo alla 4° giornata di Liga, durante Barcellona – Athletic Bilbao il difensore avversario Andoni Goikoetxea entra con un tackle deciso sulle gambe dell’argentino procurandogli un grave infortunio che lo allontana nuovamente dai campi di gioco:

L’infortunio costa a Diego la perdita per sempre del 30% dell’uso della caviglia. Recuperato dall’infortunio aiuta la sua squadra a ottenere 6 risultati utili consecutivi e a vincere la Coppa di Liga 1984 segnando nella partita di andata e ritorno contro il Real Madrid. In generale per il Barça anche l’annata calcistica 1983 – 1984 fu deludente, non riuscendo a vincere né lo scudetto nè la Coppa del Re. Quest’ultima viene persa in finale proprio contro l’Athletic Club di Goikoetxea. Al fischio finale dell’arbitro Maradona sfoga la sua rabbia repressa per la sconfitta e l’infortunio precedente scagliandosi sul difensore basco scatenando una rissa tra le due squadre. Sarà peraltro ricordata come l’unica rissa alla quale Maratona abbia mai partecipato.

Questo episodio, per il quale si scusò in persona con il Re Juan Carlos, i suoi pessimi rapporti con il presidente del club catalano Nunez, e il rapporto con i tifosi non idilliaco, lo allontanano dal Barcellona. A peggiorare la situazione vi è anche una crisi economica causata da una cattiva gestione del suo patrimonio e dal tenore di vita che il giocatore vuole garantirsi a lui e la sua numerosa famiglia. Maradona lascia quindi la squadra e viene ingaggiato a sorpresa dal Napoli per la cifra record di 13 miliardi di lire. La trattativa è ricca di aneddoti ed episodi che sembrano presi da un film: la società italiana, che veniva da brutte stagioni, non possedeva certo i capitali di altre società europee e doveva puntare per racimolare i soldi su prestiti bancari o di altra provenienza. Mentre quindi il presidente, Corrado Ferlaino, si occupava di racimolare i soldi, il direttore sportivo Juliano trattava la vendita coi catalani. Quest’ultimi erano ben decisi ad ottenere il massimo possibile dalla cessione e tergiversavano sulle offerte, rilanciando ogni qualvolta le loro richieste erano esaudite. Juliano fece allora una furbata: finse di voler cambiare obiettivo interessandosi all’acquisto di Hugo Sanchez, che sapeva interessare al Barcellona. Il presidente Nunez e il ds Gaspart allora, impauriti, cercarono di chiudere chiedendo un milione di dollari in più rispetto la cifra pattuita per chiudere l’affare. Juliano nn si smosse e bluffando, ribadì che la loro offerta rimaneva a 13 miliardi. Il Barcellona accetta. E’ l’ultimo giorno di trattative per i giocatori stranieri e il Napoli deve consegnare in Lega il contratto firmato. Qui interviene Ferlaino che grazie ad una guardia giurata accondiscendente e un impiegato delle poste riuscì a depositare il contratto.

1984 – 1991 Napoli

Maradona viene presentato allo Stadio San Paolo il 6 luglio 1984 davanti a 70000 tifosi pronti ad accogliere il miglior giocatore al mondo. L’ingresso per vedere il nuovo idolo della squadra è di 1000 lire. Alle 18:30 Maradona esce dal sottopassaggio della Curva A e si presenta ai suoi nuovi tifosi, poi prende un pallone, improvvisa qualche palleggio e scaglia il pallone lontano. Tanto basta ad entusiasmare il popolo napoletano.

La prima stagione per Maradona è abbastanza deludente. Mostra tutte le sue doti in campo ma da solo non riesce a portare ad alti livelli la squadra non avendo compagni all’altezza di rifinire le sue grandi giocate o difendere. Infatti il Napoli chiude la stagione 1984 – 1985 all’ottavo posto. L’anno successivo la società acquista Bruno Giordano, Claudio Garella, Alessandro Renica sperando in un salto di qualità. Fa parte della prima squadra anche Ciro Ferrara proveniente dalle giovanili. Con i nuovi innesti, Maradona centra la terza posizione in campionato valida come qualificazione alla Coppa Uefa e comincia ad entusiasmare i tifosi e gli addetti ai lavori con goal e prestazioni impressionanti. La stagione comunque non è finita per Diego. Ci sono i Mondiali di Calcio con l’Argentina. Molti anni prima da ragazzino aveva esclamato in un intervista:
« Ho due sogni: il primo è di giocare la Coppa del Mondo, il secondo è di vincerla. »

Diego è fermamente intenzionato ad arrivare sino in fondo e trascina i suoi compagni ai quarti di finale contro l’Inghilterra. Qualche anno prima gli inglesi avevano dichiarato guerra all’Argentina per il possesso delle isole Falkland. Diego ha tutte le intenzioni di rivendicare il proprio orgoglio nazionale sbattendo fuori gli inglesi dalla competizione. E’ il 50° minuto: Valdano sulla destra crossa al centro per Maradona che anticipa il portiere e porta in vantaggio l’Argentina. Il difensore Fenwich protesta vistosamente con l’arbitro: per lui il goal è stato segnato di mano. . Il replay conferma il tocco di mano. Maradona esulta alzando proprio il pugno incriminato, uno sfottò nei confronti degli inglesi. Passano quattro minuti, Diego completa la sua vendetta segnando quello che è considerato il goal più bello della storia. Parte da centrocampo e con 11 tocchi salta svariati avversari, compreso il portiere, e segna. L’Inghilterra accorcia le distanze negli ultimi minuti ma il risultato finale è di 2 a 1, ancora più beffardo per gli inglesi visto il goal irregolare. Negli spogliatoi, incalzato dai giornalisti di tutto il mondo, dichiarerà a proposito del goal di mano: “è stata la mano di Dio”.

L’Argentina vince il mondiale contro la Germania in finale e Diego può alzare la coppa che ha inseguito per tutta la vita. Dopo il Mondiale, la stagione 1986 – 1987 è memorabile per Maradona e i suoi tifosi; il Napoli si aggiudica il primo scudetto della sua storia e vince anche la Coppa Italia vincendo tutte le 13 gare del torneo. La partita decisiva all’assegnazione dello scudetto contro la Fiorentina il 10 maggio 1987 finisce 1-1.

Napoli impazzisce di gioia e festeggia tutta la notte un titolo che aspettava da sempre.
Tutta la città viene tappezzata di striscioni, bandiere, murales. Fuori un muro del cimitero comunale di Poggioreale compare la scritta: “Che vi siete persi”. E’ l’inizio di un ciclo ma anche l’inizio della fine: i continui voli transoceanici, le notti brave, gli allenamenti saltati, le frequentazioni pericolose rovinano il rapporto con l’allenatore Bianchi e la dirigenza. Così come a Barcellona, Maradona comincia a sentirsi a disagio e rilascia dichiarazioni che sembrano allontanarlo dalla squadra. Inizia la stagione 1987-88. Il Napoli esce contro il fortissimo Real Madrid in Coppa dei Campioni, pur non demeritando, mentre in campionato la squadra sembra andare a gonfie vele accumulando un discreto vantaggio sulla seconda, il Milan. Ma qualcosa ad un certo punto accade, lo spogliatoio si divide e il Napoli non marcia più con continuità. A due giornate dalla fine il Milan vince al San Paolo e sorpassa il Napoli. Il secondo scudetto consecutivo sfuma. Qualcuno parla di combine tra le due squadre o addirittura di un accordo con la camorra.
Anche nel campionato 1988 – 1989 il Napoli si piazza in seconda posizione alle spalle dell’Inter, ma le grandi giocate del “Pibe de Oro” permettono al Napoli di alzare il primo trofeo internazionale, la Coppa Uefa battendo lo Stoccarda 2-1 e 3-3 in finale.

Nel 1990 invece inizia la sua staffetta in squadra con Gianfranco Zola, suo sostituto e insieme portano il Napoli nuovamente sul tetto d’Italia. Napoli vince il suo secondo scudetto ma il rapporto tra Maradona e il Napoli sembra ormai compromesso.
Nello stesso anno Maradona partecipa al Mondiale 1990 svolto proprio in Italia. Un infortunio alla caviglia pregiudica le sue partite ma riesce lo stesso ad essere grande protagonista portando l’Argentina in semifinale contro l’Italia proprio allo stadio San Paolo, il suo regno. Alla vigilia della partita, Diego cerca di portare dalla sua parte i tifosi napoletani dichiarando: “L’Italia si ricorda di Napoli solo nel momento del bisogno”. I napoletani raccolgono l’invito e parte della tifoseria tifa palesemente l’Argentina. I sudamericani passano il turno e infliggono una sconfitta amara ai padroni di casa che sognavano di vincere il titolo in patria. Così l’8 luglio 1990 è di nuovo Argentina-Germania, quattro anni dopo. I tifosi italiani allo stadio Olimpico di Roma fischiano sonoramente l’inno argentino e Maradona mostra la sua rabbia gridando “hijos de puta”.

L’Argentina perde il titolo per un rigore molto contestato a favore della Germania.
Maradona accusa la FIFA e la Federazione Italiana di aver favorito i tedeschi. Si realizza a questo punto in modo definitivo il declino del “Pibe de Oro” con l’ultima stagione in Italia 1990 – 1991. Anche vincendo un nuovo trofeo, la Supercoppa Italiana battendo in finale la Juventus 5–1, in campionato la squadra zoppica e in Coppa Campioni viene eliminata al secondo turno dallo Spartak Mosca. Il divorzio definitivo dal Napoli avviene poco dopo: il 17 marzo 1991 dopo la partita Napoli – Bari viene trovato positivo al controllo antidoping per cocaina. Questo episodio chiude praticamente la carriera del giocatore: viene squalificato per quindici mesi.

1992 – 1993 Siviglia

Maradona che ha comunque un contratto col Napoli fino al 1993 lascia la città e inizia un periodo di depressione e di gogna mediatica alla quale sembra impossibile sfuggire. Conclusa la squalifica cerca di ritornare al calcio giocato passando al Siviglia, in Spagna. Qui si completa il suo declino definitivo come calciatore sempre più contestato dai tifosi. Continua comunque a giocare con la nazionale argentina e vince la Coppa Artemio Franchi contro la Danimarca. Nello stesso periodo viene insignito del titolo di miglior giocatore di tutti i tempi dalla Federcalcio argentina. E’ proprio la Seleccion il grande amore del giocatore che non rinuncia a nessuna convocazione, anche per le partite amichevoli, e non esita a lasciare la squadra per giocare in Nazionale. Questi continui viaggi, gli allenamenti saltati, provocano l’ira del presidente spagnolo con il quale i rapporti si sfasciano. Il vicepresidente dichiara a fine stagione “Maradona così com’è non potrebbe giocare neanche a golf”.

1993 – 1994 Newell’s Old Boys

Torna in patria a giocare per i Newell’s Old Boys ma quì l’esperienza è ancora più breve. Dopo sole 7 partite e vari infortuni, Maradona scioglie il contratto con la squadra il 12 febbraio 1994 e si dedica alla preparazione del suo ultimo mondiale. Proprio per far partecipare Maradona alla preparazione della nazionale, la federcalcio argentina sceglie di annullare una serie di amichevoli in Giappone, poiché visti i suoi precedenti per droga, Diego non potrebbe ottenere il visto per entrare in Giappone. Alla prima partita del Mondiale USA 1994 Argentina – Grecia,conclusasi 4 a 0, resta memorabile la sua esultanza verso la telecamera a bordocampo.

Purtroppo la sua carriera termina durante lo stesso Mondiale per un nuovo controllo antidoping. Maradona viene trovato positivo all’efedrina, uno stimolante proibito dalla FIFA. Si difende affermando che la sua positività era dovuta ad una bevanda energetica, la Ripped Fuel in sostituzione della Ripped Fast che usava bere in Argentina, ma la versione americana della bevanda contiene però appunto l’efedrina, sostanza bandita per gli atleti dalla FIFA. Viene nuovamente squalificato per 15 mesi.
Subito dopo questo buio periodo della sua vita, prova la strada dell’allenatore ma senza successo, allenando nel 1994 il Deportivo Mandiyú di Corrientes (1994) e il Racing Club Avellaneda nel 1995.

1995 – 1997 Boca Juniors

Dopo i 2 anni da allenatore, riprende a giocare nuovamente al Boca Juniors e qui rimane per altri 2 anni fino al 30 ottobre 1997 giorno del suo 37° compleanno totalizzando 31 presenze e segnando 7 goal.

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